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Renata Boero
  Germinazione. Sequenze fiori di carta, 2014, germinazione di sostanze naturali su carta fatta a mano, cm. 60x180


 
Renata Boero selezione di testi critici

Renata Boerodocumentazione sul lavoro
di Renata Boero negli anni '70
Renata Boero
  Germinazione. Sequenze fiori di carta, 2014, germinazione di sostanze naturali su carta fatta a mano, cm 40x180


 
Renata Boero,  omaggio a Simone Weil
Venezia salva.
Omaggio a Simone Weil,
2009
Renata Boero
Germinazione. Sequenze fiori di carta, 2014, germinazione di sostanze naturali su carta fatta a mano, cm 24x183
 
  Renata Boero
  Germinazione. Sequenze fiori di carta, 2015, germinazione di sostanze naturali su carta fatta a mano


 
  Renata Boero
  Germinazione. Sequenze fiori di carta, 2014, germinazione di sostanze naturali su carta fatta a mano, cm 24x180
 
ASSONANZE

Colori? Chiamali colori...
Non so... Se prendete dei papaveri, lasciati nella luce del sole d'un pomeriggio melanconico, quando tutto tace («perché mai nessuna donna cantò - alle tre del pomeriggio»), in un ardore di cimitero - se li prendete e li pestate, ecco, ne viene fuori un succo che si secca subito; ebbene, annacquatelo un po', su una tela bianca di bucato, e dite a un bambino di passare un dito umido su quel liquido: al centro della ditata verrà fuori un rosso pallido pallido, quasi rosa, ma splendido per il candore di bucato che cià sotto; e agli orli delle ditate si raccoglierà un filo di rosso violento e prezioso, appena appena sbiadito; si asciugherà subito, diventerà opaco, come sopra una mano di calce... Ma proprio in quello sbiadirsi cartaceo conserverà, morto, il suo vivo rossore. Questo per il rosso.

Il verde...
Il verde è l'azzurro delle foglie dei vasconi...
Di sera, quando le campane suonano e le donne cantano, sulle soglie. E, nella pace gentilizia del giardino, scende la notte come l'ombra di un temporale: le foglie stanno immobili sotto il pelo dell'acqua, e si fanno sempre più azzurre, finché diventano verdi. Ma è verde o azzurro? Così si sono vestiti certi soldati crudeli, nei secoli. Lanzichenecchi o SS: e se ne sono andati e riempire gli ossari del mondo col ricordo del colore di quel loro panno - perduto nei crepuscoli di temporale. Ma accanto all'azzurro che si fa verde nelle vene e nel velluto delle foglie d'acqua, resta il verde vero: quello rozzo dell'erba medica, macchiato solo dal bruno della terra leggermente fangosa.
C'è anche questo verde.
E il bruno: quello marroncino del fango, tramortito. E quello che, per interno furore, per gelo, si fa viola, nell'arco della volta del fondo.

E un secondo rosso: mosto tenue tenue, o fragole morte: sempre spremuti, mosto o fragole, su candida carta di pergamena, o lino di bucato, poi schiacciati col dito, sì che il liquido si spande tutto sugli orli, intenso e, nel centro resta un pallore, un vuoto, un nulla carico di qualcosa che fu rosso, ed è: ma come spettro fragrante.
Il vuoto che resta nel quadro, nei corpi dei componenti della Sacra Famiglia, e dei loro conoscenti - si presenta sì, così, bianco a sfolgorare (opaco, asciuttissimo) agli orli, nelle pieghe dei manti, ma è pur esso dipinto. E si tratta stavolta, di un giallino di spighe o di un rosa di quei fiori che non so come si chiamino, credo rose selvatiche, cresciute rozzamente tra i cespugliacci della primavera, in comuni prati o pascoli o prode di fossi: con le foglie delicate che si staccano appena a toccarle.

Un rosa più squisito di così, così femminile, è impossibile pensarlo: su quei fiori che non costano niente. Questo giallo e questo rosa - che empiono il gran vuoto dei corpi dagli orli schiumeggianti di papaveri, mosto, fragole e foglie lacustri - non sono tinte, ma soffi: soffi delicati, irregolari e potenti: come un resto indelebile d'incendio o sole sui fianchi d'un vapore in forma di colle o torrione. In cima - verde rozzo, papavero svanito, e giallino opaco - una santa e un angelo, che guardano, pietosi. Sotto, a destra, la Madonna, tutta avvolta in una grande roba del verde delle foglie di vasca raccolto intorno all'ovale della faccia senza sopracciglia.
Sotto, a sinistra due donne con cuffia a fragola stinta e abiti verdi d'acqua, che la guardano, e una, aiuta come può, a reggere il corpo di Cristo.

Il testo è ne “La Ricotta”, episodio diretto da Pasolini nel film collettivo Ro.Go.Pa.G., 1963